Brahman e Atma

Brahman e Atma: verso un nuovo concetto del divino

Proseguendo il nostro viaggio tra le pagine della Bhagavad Gita, ci addentriamo verso un nuovo concetto del divino, e ci rendiamo conto che le domande di Arjuna a Krishna si fanno sempre più profonde. Davanti alla difficoltà imminente, Arjuna si accorge che il “problema” non è solo la situazione attuale, ma bensì che questa è solamente la punta dell’iceberg. E che la soluzione va trovata più in profondità, nella comprensione del concetto del divino, nell’origine dell’universo, nell’interpretazione del tempo, e soprattutto nella consapevolezza della nostra stessa anima immortale. Solo attraverso questa profonda conoscenza potremo dare un senso alla nostra esistenza, ed agire correttamente in qualsiasi difficoltà o conflitto.

Ma prima di leggere le pagine del Canto VIII, uno dei più belli ed intensi della Gita, facciamo una premessa che ci consente di capire le principali differenze tra il concetto del divino induista, e quello occidentale.

Brahman è l’essenza impersonale, priva di forma, che pervade tutto l’universo e tutti gli esseri viventi. E’ astratto, non ha genere, è la sostanza spirituale suprema, immutevole ed infinita dell’universo.

Brahman è immanente, è lo stesso universo, la realtà ultima da cui deriva ogni cosa, incluse le anime individuali (Atman). La sua presenza pervade ogni cosa nel cosmo, dal più piccolo atomo alla più immensa galassia. L’obiettivo spirituale dell’Induismo è quindi realizzare la propria identità con Brahman, raggiungendo la liberazione (Moksha).

Dio (nella sua concezione abraminica o inteso come divinità personificata) è un creatore con una individualità, un governatore potente dalle caratteristiche umane, separato dal mondo (il creato). E’ un essere individuale, cosciente, con attributi umanizzanti come pensieri, emozioni e desideri. Nelle religioni abraminiche, Dio è il creatore e il governatore dell’universo. E’ trascendente, ovvero separato dal mondo, che governa da un regno superiore. I seguaci hanno una relazione personale con Dio, attraverso la preghiera o l’adorazione, poiché viene considerato non solo creatore ma anche protettore e giudice (nel caso dell’Induismo, questo tipo di rapporto si ha con le singole divinità, come Brahma, Shiva o Vishnu). Dio inoltre è visto come fonte di comandamenti morali, mentre nell’induismo la moralità non è emanata in forma di decreto divino, ma emerge dall’esperienza umana e dalle conseguenze delle proprie azioni, quindi è susseguente alla comprensione dei concetti di Brahman e Atma.

La comprensione del divino

Brahman è la realtà ultima, mentre il Dio abraminico (l’equivalente di Brahma nell’Induismo) è un essere distinto che crea e governa l’universo da un regno superiore. E nel Canto VIII infatti Krishna ci spiega nei dettagli anche l’esistenza di diversi “loka”, o piani di esistenza, attraverso i quali Atma passa nelle sue diverse incarnazioni, fino alla liberazione e al ritorno a Brahman.

Nella Gita, Krishna spiega ad Arjuna che la comprensione di cosa sia realmente la nostra anima (Atma o Adhyatma, l’anima primordiale) – ovvero espressione stessa di Brahman, è compito di per sé molto arduo. Eppure, giungere a questa consapevolezza è l’unica via per la liberazione dal ciclo di morte e rinascita. Adhyatma indica la stessa vastità di Brahma incarnata nell’essere individuale. Il Karma, in questo contesto, si riferisce alle vibrazioni originali che hanno dato origine ad ogni cosa (persino alle singole divinità). Il Karma ha inizio con la stessa creazione.

Il prefisso Adhi significa appunto “iniziale”, “primo” e connette i termini che seguono direttamente all’immanenza di Brahman: Adhibhuta è la divinità primordiale che esiste nell’universo fisico; Adhidaiva si riferisce alla divinità primordiale che abita ogni divinità inferiore, operante in qualità di agente di Brahman, che guida ogni nostro senso. Gli occhi, ad esempio, sono illuminati dal dio Surya (il sole), le mani da Indra, e così via. Il termine Adhiyajna infine si riferisce al divino inteso come spirito primordiale del sacrificio disinteressato che fluisce attraverso tutto il creato.

Il concetto del divino, nell’Induismo, pervade quindi non solo tutti gli esseri viventi, ogni loro parte fisica, ma anche ogni attività che questi esseri (inclusi noi) svolgono nelle loro vite quotidiane. Non esiste, in questo tipo di spiritualità, alcuna separazione tra questo mondo – sebbene mutevole e quindi non reale – e il Supremo. E’ una danza cosmica, pervasa in ogni sua parte da un dio immanente e non trascendente.

E’ interessante notare come queste intuizioni siano simili a quelle che hanno portato alla teoria (e, nel 2012, alla conferma dell’esistenza) del Bosone di Higgs, nella fisica delle particelle. Il Bosone di Higgs è una particella fondamentale, che trasporta il campo di Higgs, un campo invisibile che permea l’universo e dona massa a tutte le altre particelle fondamentali – come elettroni e quarks – interagendo con esse. Non a caso, il Bosone di Higgs è stato soprannominato “la particella di Dio”. Il divino è più sottile del sottile, eppure supporta ogni cosa (Canto VIII, verso 9).

L’unico modo per evitare di reincarnarsi in uno qualsiasi dei piani di esistenza possibili, è quindi vivere mantenendo l’attenzione sulla realtà ultima, su Brahman, agendo in ogni istante con questa consapevolezza. E al momento della morte, mantenere la mente sul divino ci consente di superare ogni ostacolo per ricongiungerci all’unica, vera realtà: Brahman.

Il Suono OM

Nel Canto VIII della Bhagavad Gita (versi 12-13) si sottolinea anche l’importanza del suono OM: in particolare, Krishna suggerisce che il vocalizzare questo suono sia di aiuto nel dirigere tutti i propri pensieri verso la realtà unica, la divinità, Brahman. Krishna rivela che chiudendo le porte dei sensi (Pratyahara) e attirando l’energia vitale verso la testa, rinsaldandosi nella concentrazione (Dharana) e pronunciando OM nel momento dell’abbandono del corpo fisico, si raggiunge la destinazione suprema, ovvero l’unione con il divino.

La scienza ha misurato gli effetti fisiologi e psicologici del canto OM: rilassamento del sistema nervoso centrale, induzione delle onde cerebrali alpha, quelle dello stato di calma. Le vibrazioni sonore delle componenti del suono possono quindi influenzare la nostra mente. L’effetto è anche fisico, poiché le vibrazioni che produciamo pronunciando OM si diffondono dal basso addome alla testa, in una sorta di massaggio rilassante. I tre distinti suoni che compongono il mantra OM (A-U-M) iniziano nella gola e nell’addome, per poi passare a petto, cuore e infine con la M vibrata al cranio e a tutta la testa.

Le ricerche stanno cercando inoltre di provare che il canto OM può sincronizzarsi con la frequenza terrestre (7.83 Hz), detta risonanza Schumann.

I Loka e il ciclo di creazione e distruzione

L’Induismo concepisce 14 differenti piani di esistenza (pensiamo alle teorie sulle dimensioni multiple). E’ interessante notare come la scienza abbia provato finora l’esistenza certa di 4 dimensioni (tre spaziali e una temporale), e si stia addentrando nel provare, attraverso teorie come la Teoria delle Stringhe, l’esistenza di 11 dimensioni diverse che possano conciliare le leggi della meccanica quantistica e quelle della relatività. Per non parlare della teoria del multiverso di Hugh Everett, secondo cui esistono universi paralleli, in cui ogni evento può ripetersi infinite volte, è già accaduto e riaccadrà. La scienza sembra veramente ispirarsi all’Induismo!

I 7 piani superiori (o Urdhva Loka) sono: Bhur Loka (la Terra, regno dei mortali), Bhuvar Loka (il mondo “di mezzo, o atmoferico), Svar Loka (il Paradiso o regno celestiale degli Dei), Mahar Loka (il mondo dei grandi saggi), Jana Loka (il regno delle pure essenze), Tapa Loka (il mondo degli asceti) e Satya Loka o Samadhi (il regno della verità assoluta, il più elevato, dimora di Brahma).

I 7 piani inferiori sono invece abitati da demoni, serpenti e potenti ingannatori (come Maya), e rappresentano livelli di coscienza più bassi e legati a desideri materiali, in cui gli abitanti hanno agi e ricchezze ma poca consapevolezza spirituale. Atala Loka è sotto il controllo di Bala, che crea tre tipologie femminili: testarde, lascive e scandalose. Esse rappresentano i sentimenti che suscitano desideri e obnubilano l’intelligenza, rendendoci immaturi, preoccupati e insaziabili. Vitala Loka è abitato dagli ignoranti, che possono avere successo ma sono privi di crescita spirituale, poiché non credono che questa sia possibile. Qui abitano i serpenti (Naga).

In Sutala Loka abitano gli Asura, entità opposte ai Deva (dei); in questo regno è possibile imparare dai propri errori. In Tatala Loka regna il demone Danava o Maya, quindi l’Illusione. Le ricchezze materiali sono possibili ma la felicità spirituale non è raggiungibile perché è oltre la propria capacità di comprensione. Gli abitanti sono spesso arroganti, litigiosi e ostinati.

Mahatala Loka è il regno abitato da enormi serpenti, ansiosi e furiosi. In questa dimensione di esistenza non è possibile controllare desideri ed emozioni, e le tentazioni diventano irresistibili, impedendo la crescita spirituale. Anche Rasatala Loka è dominato da demoni crudeli, ai ferri corti con le divinità. Qui gli abitanti faticano a comprendere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, e agiscono in base all’istinto. Patala Loka infine è il più basso livello di consapevolezza. Gli abitanti di questo regno vivono in ostilità, indignazione e rabbia. Le forze negative, rappresentate dai serpenti, dominano incontrastate. Il Re di Patala, tuttavia, Vasuki, è raffigurato con una testa decorata da una gemma, che simboleggia la possibilità di aprirsi alla conoscenza e innalzarsi.

E’ evidente come ogni regno rappresenti un aspetto del nostro essere nel quotidiano – spesso più facile individuare le proprie reazioni nei 7 regni inferiori che in quelli superiori, come ben sappiamo. Tuttavia l’induismo porta ovunque la possibilità di scorgere, anche quando siamo intrappolati dai nostri demoni interiori, uno spiraglio che può condurci alla crescita spirituale. E come nella Divina Commedia di Dante, i regni inferiori sono spesso abitati da personaggi assai interessanti, che in qualche modo anelano ad una crescita che però è al di fuori delle loro possibilità. Un po’ quello che succede quando, da ragazzi/e, ci si innamora del più losco della classe…

Nella Gita il concetto dei 14 loka viene espresso brevemente nel canto 8, verso 16, in cui Krishna spiega come ogni regno, inclusi quelli superiori, sotto il dominio di Brahma (quindi del creato) sia soggetto al ciclo morte-rinascita. Finché ci appelliamo ai nostri istinti, alle nostre illusioni, ma anche se ci rivolgiamo ad un Dio “esterno” senza comprendere che la realtà ultima è ancora più ineffabile e, in verità, in parte risiede in noi, siamo prigionieri del Samsara.

Tutto ciò che appartiene al mondo materiale e quindi è soggetto a creazione e distruzione, è soggetto a morte e rinascita.

Il ciclo morte e rinascita, e la scelta del sentiero della Luce

E qui entriamo nel dettaglio del ciclo di Creazione e Distruzione, ovvero il ciclo morte-rinascita su scala universale. L’universo è dipinto nella Gita come un ciclo continuo di creazione e distruzione, con esseri che si manifestano per poi dissolversi nel Supremo. Questo processo viene paragonato al Giorno e alla Notte di Brahma, che in qualità di Dio ha giorni e notti che durano centinaia di milioni di anni (che somigliano molto alle ere geologiche di scientifica appartenenza).

La Dimora Eterna è il luogo che va oltre questo ciclo di creazione e dissoluzione, è uno stato di liberazione completa e permanente. Le anime che scelgono il giusto cammino giungono a questa dimora e non sono soggette alla reincarnazione.

Nella nostra esistenza, abbiamo la possibilità di scegliere tra due cammini: il sentiero dell’Oscurità (associato al Sud), in cui possiamo anche compiere buone azioni ma senza completa realizzazione spirituale, e restando quindi soggetti a nascita, invecchiamento e morte. O il sentiero della Luce, da perseguire attraverso lo sforzo spirituale, che permette all’anima (Atma) di avanzare verso la Dimora Eterna e di ottenere la liberazione totale.

Il vero Yogi, ci dice Krishna, sa che persino il Paradiso è soggetto ad una fine, e che l’unica possibilità per raggiungere la completa beatitudine è riconoscere che la nostra Atma non è che una emanazione di Brahman, l’unica realtà eterna, immutabile, presente in ogni cosa.

Sono interessanti poi le radici etimologiche dei termini Atma e anima. Entrambe possono essere ricondotte al termine “attimo”, che indica una unità di tempo talmente incalcolabile da essere indivisibile. Atma ha anche una radice etimologica simile al greco átomos (indivisibile) che da origine al termine Atomo: e come l’atomo è eterna, non è nata o morta, ed è indistruttibile. Anima invece deriva dal latino “animus”, che significa spirito, e che deriva a sua volta dal greco anemos, ovvero vento. Anima dà inoltre origine all’aggettivo animico, un termine che si riferisce a emozioni e stati psichici individuali, sottolineando la sua distinzione dal concetto di Dio.

La differenza principale con l’anima di stampo cattolico sta nel fatto che Atma è tutt’uno con Brahamn, mentre l’anima resta un’entità individuale destinata alla salvezza al cospetto di un Dio “esterno”. Entrambe queste definizioni hanno sede nel corpo pur essendone distinte, ma mentre una (atma) è parte di un tutto, l’altra (anima) è separata e individualizzata.

Diciamo quindi che se, nelle religioni abraminiche, ci viene chiesto di credere in un Dio che trascende noi stessi, nell’Induismo l’invito è a credere alla necessità di trascendere l’ego per trovare Dio non solo dentro di noi, ma in ogni essere vivente. L’ego desidera una immortalità che le religioni abraminiche accarezzano, promettendo una vita eterna in cui manteniamo la nostra individualità, mentre l’induismo ci mostra come l’unica immortalità stia proprio nella morte dell’ego, e nel ricongiungersi ad una coscienza superiore che tutto include e da cui tutto origina.

Se questo contenuto ti è stato utile, condivido riflessioni e pratiche più approfondite in uno spazio dedicato.

Similar Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *